Quando la musica diventa cura

Autore: Mirko Carbonetti

Quando la musica diventa cura Viaggio attraverso la nascita della musicoterapia

L’idea di utilizzare la musica in modo terapeutico ha attraversato i secoli con i loro capovolgimenti sociali, politici, culturali, scientifici e musicali e non ne è mai uscita scossa. In ogni epoca i concetti  di musica e musicoterapia sono rimasti legati a ciò che è definibile “armonia universale”.

Innumerevoli sono gli scritti sulla musicoterapia provenienti da diverse culture; ne sono stati trovati dell’antichità fino ai giorni nostri e si accomunavano per gli stessi termini, gli stessi propositi e le medesime constatazioni riguardanti proprio la musica come terapia.

In tutte le culture dall’antichità, musica e medicina erano praticamente una cosa sola. I medici e gli sciamani sapevano che il mondo è costituito secondo principi musicali, che la vita del cosmo, ma anche quella dell’uomo, è dominata dal ritmo e dall’armonia; sapevano che la musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale, che procura benessere e che nei casi di malattia può ricostituire l’armonia perduta.

Nell’antica grecia, Platone ed Aristotele furono, oltre che pensatori e filosofi, anche dei musicologi convinti che le arti del ritmo contribuissero a migliorare la calma interiore, la serenità e la morale. E non solo, Pitagora aveva individuato tre orientamenti musicali: adattamento (la musica deve adattarsi a musiche diverse e lontane dalla sua personalità accentandole), cambiamento (la musica può modificare lo stato d’animo profondo dell’individuo agevolandogli una maggiore accettazione di sé ed un maggiore uso delle proprie capacità) e purificazione (la musica può liberare l’anima e il corpo dalle tensioni giornaliere).

In epoca medievale la musica ha continuato ad insinuarsi nelle arti mediche tanto da essere utilizzata dai monaci, che divennero i depositari sia della scienza medica che della musica. Nella stessa epoca, gli arabi promuovevano l’uso del flauto come mezzo terapeutico per curare i disturbi mentali. Ma è nel rinascimento che viene creata la nozione di “simpatia universale”, stabilendo i rapporti di vibrazione che si creano tra i “corpi sonori”, tra i quali viene riconosciuto quello umano. In questo periodo molti medici si convinsero che imarando a suonare qualche strumento musicale, la loro capacità di ottenere guarigioni si sarebbe affinata e sviluppata.

Lo strumento musicoterapico aveva soprattuto due finalità: l’intervento catartico e l’utilizzo con finalità sedative. L’uso catartico della musica era frequente durante i baccanali tanto quanto oggi nelle discoteche e nei concerti o in certe feste tribali e in alcune meditazioni religiose. Ogni popolazione umana usa queste tecniche con il fine di provocare disinibizione, estasi o trance. Nel 1650 Kircher, musicologo e filosofo, considerava l’uso della musica per scopi sedativi, come una delle principali forme di musicoterapia.

Ma l’evoluzione dell’intervento musicoterapeutico non si ferma davanti neanche davanti ai secoli successivi che man mano sembrano perdere poesia con lo sviluppo tecnologico. Sono stati rilevati, molti altri risultati dell’intevento musicoterapico, alcune delle quali sono: il ristabilirsi di un equilibrio perduto, la stimolazione, la sedazione, la rivitalizzazione. La musica in questi casi, oltre a controllare e calmare le passioni viene prescitta anche per risvegliare le emozioni. Tra il settecento e l’ottocento si moltiplicano le osservazioni intorno ai poteri dei suoni e della musica sulla mente e sul corpo umano e sbocciano scoperte relative alla relazione tra ritmi corporei e ritmi musicali, fra pulsazioni e battute musicali, tra ritmo del respiro e ritmo musicale. Grazie a ciò nell’ottocento si propongono le prime forme di sedute di musicoterapia, consistevano nell’organizzazione di concerti o nella costituzione di corali e orchestre per pazienti. La musicoterapia prende le vesti di “terpaia di gruppo”.

Arriviamo così alla seconda metà del nostro secolo, quando questa tecnica progredisce grazie anche allo sviluppo di tecniche di registrazione e di riproduzione musicale. Ad avvalorare la musicoterapia nel ventesimo secolo sono sprattutto quelle tecniche che hanno come obiettivo lo studio del complesso suono- essere dal punto di vista fenomenologico, neuropsicologico, cognitivo e psicodinamico. Nella sua evoluzione la musicoterapia ha raggiunto un livello che le ha permesso di cominciare a sviluppare una propria metodologia, continuando ad essere in contatto con le discipline correlate.

Con la musica si cerca di mettere in contatto diversi individui. Fornisce a tutti un’opportunità di stabilire un rapporto di fiducia con il terapeuta. La musica diviene il mezzo per il raggiungimento di un fine.

La musica, con la musicoterapia perde il suo valore estetico e si fa più flessibile, si modifica per andare incontro alle esigenze e alle necessità multisensoriale del soggetto, lasciando che egli impari ad ascoltare i suoi bisogni e stimolare le sue capacità in una dimensione creativa, emotiva e relazionale. Questa terapia viene così intesa come il “prendersi cura” della persona che in difficoltà ha bisogno di tornare a rivivere “dal di dentro”. In musicoterpia le esperienze musicali ed i rapporti che si sviluppano servono come forze dinamiche del cambiamento. Si distingue dalle altre terapie per il suo affidamento alla musica vista come metodo e come modalità principale del trattamento, piuttosto che per i problemi clinici che è chiamata ad affrontare.

La musica non è semplicemente un linguaggio ma è presente in ogni linguaggio, è un’arte che va oltre la parola, un’arte di comunicazione in senso globale. Quando il linguaggio non è acquisito, quando lo sviluppo si presenta problematico, quando la relazione con l’altro è difficile, la musicoterapia rappresenta uno degli strumenti con cui poter contattare la persona e darle l’ooportunità di esprimersi attraverso un linguaggio non verbale che spesso si rileva di facile accesso; grazie alla comunicazione tramite la propria “musica interna”, si possono così rivivere vissuti personali.

Partendo dal presupposto che l’individuo è parlante nella totalità dei comportamenti psico-senso-motori, la musicoterpia può rivelarsi un aiuto all’espressione, all’essere capito, al sentirsi adeguato, accompagnato e supportato nel processo dal terapeuta, che restituirà senso musicale ad ogni espressione del soggetto, armonizzandolo.
 

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