Dalla volontà di significato al Circumplesso Esistenziale

Autore: S. Grammatico

Dalla volontà di significato al Circumplesso Esistenziale Un percorso di ricerca tra logoterapia, autotrascendenza e psicologia esistenziale   1. La domanda iniziale Perché alcune persone riescono a trovare un significato nella propria vita anche nelle circostanze più difficili, mentre altre sembrano perdere ogni orientamento di fronte alle stesse prove?
Una domanda apparentemente semplice, eppure capace di attraversare secoli di riflessione filosofica, psicologica e spirituale sull’essere umano. Una domanda che diventa particolarmente urgente quando ci si confronta con la sofferenza, la malattia, il fallimento, il lutto o le grandi crisi esistenziali.
Tra gli autori che hanno affrontato con maggiore profondità questo interrogativo vi è Viktor Frankl, neurologo, psichiatra e fondatore della Logoterapia. Sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, Frankl osservò che, anche nelle condizioni più disumane, alcune persone riuscivano a conservare una ragione per vivere, una direzione interiore, una capacità di guardare oltre la sofferenza immediata.
Da questa esperienza nacque uno dei concetti centrali della sua teoria: la volontà di significato. Secondo Frankl, la motivazione fondamentale dell’essere umano non è la ricerca del piacere o del potere, ma la ricerca di un significato capace di dare orientamento alla propria esistenza. Quando una persona percepisce che la sua vita ha uno scopo, una direzione o una missione, può affrontare difficoltà che altrimenti apparirebbero insostenibili.
La riflessione di Frankl, tuttavia, non si limita al significato. Nella sua opera emerge progressivamente un secondo concetto, meno noto ma altrettanto importante: l’autotrascendenza. L’essere umano, secondo Frankl, realizza pienamente sé stesso non quando rimane centrato sui propri bisogni, ma quando è capace di andare oltre sé stesso: attraverso l’amore, il servizio, la dedizione a una causa, la responsabilità verso gli altri o l’apertura a una dimensione spirituale e trascendente.
Paradossalmente, più una persona cerca esclusivamente la propria realizzazione, più rischia di smarrirla. Al contrario, quando si orienta verso qualcosa o qualcuno che va oltre il proprio interesse immediato, scopre spesso un senso più profondo della propria esistenza.
Questa intuizione ha rappresentato il punto di partenza di un percorso di ricerca che mi ha accompagnato per anni, attraverso la clinica, l’accademia e la riflessione scientifica. Nel corso del tempo è emersa una domanda sempre più precisa: qual è il rapporto tra significato e autotrascendenza? Si tratta di due facce della stessa realtà psicologica? Sono dimensioni indipendenti? Si sviluppano insieme o possono seguire traiettorie differenti?
Da questi interrogativi è nato un programma di ricerca che, attraverso studi teorici, strumenti di valutazione psicologica e analisi empiriche, ha progressivamente portato alla formulazione di un nuovo modello: il Circumplesso Esistenziale.
 
2. Il lavoro psicometrico
Se la volontà di significato e l’autotrascendenza rappresentano due dimensioni centrali dell’esistenza umana, è possibile misurarle?
Questa domanda ha accompagnato una parte importante del percorso. La riflessione teorica ispirata alla Logoterapia portava infatti a un problema metodologico: molte delle intuizioni cliniche ed esistenziali sulla ricerca di senso erano convincenti sul piano teorico, ma disponevano di strumenti empirici ancora limitati per descriverne le manifestazioni concrete nella vita delle persone.
Nacque così l’esigenza di affiancare alla riflessione filosofica un lavoro di natura psicometrica, con l’obiettivo di comprendere se il significato della vita e l’autotrascendenza potessero essere osservati, misurati e studiati empiricamente.
In questa prospettiva vennero sviluppati e utilizzati diversi strumenti di ricerca, tra cui il PILS (Purpose in Life Scale) e la Scala di Autotrascendenza, costruita per valutare la tendenza della persona a orientarsi verso realtà che trascendono l’interesse immediato del sé.
I dati raccolti su campioni differenti rivelarono qualcosa di significativo: significato e autotrascendenza risultavano fortemente correlati, ma non coincidenti. Alcune persone mostravano una chiara percezione di significato e direzione nella propria vita senza manifestare elevata apertura agli altri o al trascendente. Altre apparivano fortemente orientate al servizio o alla spiritualità, pur vivendo momenti di incertezza rispetto al significato complessivo della propria esistenza.
Queste osservazioni suggerivano che i due costrutti, pur profondamente collegati, possedessero una propria autonomia psicologica.
I risultati di questo percorso confluirono nel volume Volontà di significato e autotrascendenza come sistema motivazionale interpersonale (FrancoAngeli, 2022), nel quale veniva proposta una lettura della ricerca di senso non come semplice bisogno individuale, ma come sistema motivazionale interpersonale. L’ipotesi centrale era che l’autotrascendenza non rappresentasse un fenomeno marginale o esclusivamente spirituale, ma una dinamica essenziale dello sviluppo umano, strettamente collegata alla salute mentale, alla resilienza e alla capacità di costruire relazioni significative.
Tuttavia, i risultati empirici aprivano una nuova questione: se significato e autotrascendenza sono distinti ma correlati, come è possibile rappresentare il loro rapporto? Esiste un modello capace di descrivere le diverse configurazioni che possono emergere dall’incontro tra queste due dimensioni?
Da questa domanda prenderà forma il passo successivo del percorso: la costruzione del Circumplesso Esistenziale.
 
3. Il problema teorico
La questione era ormai chiara: significato e autotrascendenza sono realmente la stessa cosa?
A prima vista la risposta sembrerebbe affermativa. Gran parte della tradizione logoterapeutica tende a considerare i due concetti strettamente intrecciati, e la ricerca empirica conferma generalmente questa associazione: livelli più elevati di spiritualità, altruismo e impegno prosociale risultano spesso correlati a una maggiore percezione di significato.
Tuttavia, correlazione non significa identità.
L’esperienza clinica e i dati raccolti suggerivano una realtà più articolata. Era possibile osservare persone con forte percezione di significato e obiettivi chiari, ma relativamente poco inclini all’apertura verso gli altri. E, al contrario, persone caratterizzate da elevata autotrascendenza: volontari, operatori sociali, figure dedite alla cura che attraversavano periodi di dubbio e smarrimento rispetto al senso complessivo della propria vita.
Se i due costrutti fossero realmente identici, dovrebbero sempre crescere e diminuire insieme. Se invece fossero dimensioni parzialmente indipendenti, sarebbe possibile osservare quattro configurazioni distinte:
• elevato significato ed elevata autotrascendenza;
• elevato significato ma bassa autotrascendenza;
• elevata autotrascendenza ma scarso significato percepito;
• bassi livelli di entrambe le dimensioni.
Questa intuizione apriva uno scenario teorico nuovo. Forse il funzionamento esistenziale non può essere rappresentato attraverso una singola dimensione lineare che va da “assenza di significato” a “presenza di significato”. Forse è necessario immaginare uno spazio psicologico più complesso, all’interno del quale significato e autotrascendenza interagiscono mantenendo una propria autonomia.
È possibile rappresentare questo rapporto attraverso un modello bidimensionale capace di descrivere le diverse configurazioni del funzionamento esistenziale umano? La risposta a questa domanda condurrà alla formulazione del Circumplesso Esistenziale.
 
4. La nascita del Circumplesso Esistenziale
È stato nel confronto scientifico con il Prof. Giuseppe Crea che questa domanda ha trovato una prima formulazione sistematica. Professore di Psicometria e Psicologia Esistenziale presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, Crea aveva maturato una lunga esperienza nello studio della logoterapia e nella costruzione di strumenti psicologici. La sua familiarità con i modelli circumplessi — ampiamente utilizzati nello studio della personalità, dei valori e delle relazioni interpersonali — offriva una cornice metodologica entro cui collocare la riflessione esistenziale.
Da questa convergenza nacque il Circumplesso Esistenziale.
Il modello propone di considerare il funzionamento esistenziale umano come il risultato dell’interazione tra due dimensioni fondamentali.

L’asse del significato
Il primo asse rappresenta il livello di significato percepito nella propria vita. A un estremo troviamo persone che sperimentano una forte direzione esistenziale, chiarezza di valori e senso di coerenza. All’estremo opposto si collocano condizioni caratterizzate da vuoto esistenziale, disorientamento e difficoltà nel riconoscere una direzione significativa.

L’asse dell’autotrascendenza
Il secondo asse rappresenta il grado di apertura verso realtà che trascendono l’interesse immediato del sé. Ai livelli più elevati troviamo persone orientate alla cura degli altri, alla generatività, alla spiritualità e alla responsabilità sociale. Ai livelli più bassi prevale una focalizzazione sul sé e sui bisogni immediati.
L’aspetto innovativo del modello consiste nel considerare queste due dimensioni come ortogonali, cioè relativamente indipendenti. Ciò significa che una persona può possedere livelli elevati di significato ma modesti di autotrascendenza, o viceversa. Le due coordinate definiscono uno spazio psicologico più complesso di qualsiasi scala lineare.

I quattro quadranti del funzionamento esistenziale
L’intersezione tra i due assi genera quattro aree fondamentali.
• Alto significato – Alta autotrascendenza. Persone con direzione esistenziale chiara e orientamento verso valori e relazioni che vanno oltre il proprio interesse immediato. È l’area che il modello associa ai livelli più elevati di integrazione esistenziale.
• Alto significato – Bassa autotrascendenza. Forte progettualità e senso di efficacia personale, con limitata apertura alla dimensione relazionale o trascendente. Il significato è presente, ma tende a concentrarsi sulla realizzazione individuale.
• Basso significato – Alta autotrascendenza. Sensibilità verso gli altri e apertura spirituale, pur in condizioni di incertezza rispetto al proprio percorso esistenziale. Una configurazione particolarmente rilevante dal punto di vista clinico e formativo.
• Basso significato – Bassa autotrascendenza. Condizioni maggiormente caratterizzate da vuoto esistenziale, isolamento e perdita di orientamento.



Una mappa, non un’etichetta
Il Circumplesso Esistenziale non nasce per classificare le persone o attribuire etichette diagnostiche. La sua funzione è offrire una mappa concettuale capace di descrivere differenti modalità di funzionamento esistenziale e di orientare la ricerca, la valutazione psicologica, la psicoterapia e gli interventi educativi.
Il modello è presentato in dettaglio nell’articolo:
Grammatico, S., & Crea, G. (2026). The Existential Circumplex: Meaning in Life and Self-Transcendence as Orthogonal Dimensions of Existential Functioning. Dialogues in Philosophy, Mental and Neuro Sciences, 18(2), 39–63.
L’articolo descrive le basi teoriche del modello, i riferimenti alla letteratura internazionale e le prime verifiche empiriche condotte su un campione pilota di 300 partecipanti attraverso analisi di scaling multidimensionale e analisi fattoriale esplorativa.
 
5. Oltre il modello: verso una visione integrata della persona
Ogni modello psicologico, per quanto utile, rappresenta soltanto una mappa. Le mappe aiutano a orientarsi, a comprendere le relazioni tra fenomeni complessi, a formulare ipotesi. Tuttavia, nessuna mappa coincide interamente con il territorio che intende descrivere.
Il Circumplesso Esistenziale nasce con questa consapevolezza. Il suo obiettivo non è spiegare l’intera esperienza umana, ma offrire una rappresentazione sintetica di due dimensioni fondamentali: il significato della vita e l’autotrascendenza.
Nel procedere della riflessione, tuttavia, è emersa una domanda ulteriore: come si inseriscono queste due coordinate all’interno di una visione più ampia della persona, della relazione, della spiritualità e del cosmo?
Da questa domanda nasce il saggio La teoria del tutto interiore, disponibile in italiano, inglese e spagnolo. A differenza del Circumplesso, il saggio non si presenta come una proposta psicometrica. Si colloca sul terreno della riflessione simbolica, antropologica e interdisciplinare, mettendo in dialogo psicologia, scienza, filosofia e spiritualità.
Nel saggio, le quattro forze fondamentali della fisica diventano metafore attraverso cui rileggere alcune grandi dinamiche dell’esperienza umana:
• la gravità come richiamo al radicamento e all’amore che ci attrae e ci sostiene;
• l’elettromagnetismo come simbolo della relazione, dell’empatia e della risonanza interpersonale;
• la forza nucleare forte come immagine della coesione identitaria e della fedeltà alla propria vocazione;
• la forza nucleare debole come metafora della trasformazione, della crisi e della rinascita.
L’obiettivo non è costruire una teoria fisica della psiche, né attribuire significati psicologici alle leggi della natura. Si tratta piuttosto di utilizzare il linguaggio simbolico come strumento per riflettere sulle grandi domande che accompagnano ogni essere umano: chi sono? Perché esisto? Che significato ha la sofferenza? In che modo posso contribuire al bene degli altri?
Il Circumplesso Esistenziale e La teoria del tutto interiore possono quindi essere considerati due livelli differenti ma complementari dello stesso percorso. Il primo cerca di comprendere e misurare alcune dimensioni fondamentali del funzionamento esistenziale. Il secondo le colloca all’interno di una narrazione più ampia, capace di integrare la ricerca psicologica con le grandi tradizioni spirituali e con le domande di senso che attraversano l’esperienza umana.
Il Circumplesso descrive una mappa. Il saggio racconta il viaggio.
 
6. Conclusione
Ogni percorso di ricerca nasce da una domanda. Nel mio caso era semplice solo in apparenza: perché alcune persone riescono a trovare senso anche nelle situazioni più difficili?
Negli anni questa domanda mi ha condotto attraverso la logoterapia di Viktor Frankl, la costruzione di strumenti psicometrici, lo studio dell’autotrascendenza, l’analisi dei dati empirici e, più recentemente, la formulazione del Circumplesso Esistenziale.
Ciò che emerge è forse un’intuizione tanto semplice quanto profonda: il significato della vita e l’autotrascendenza sembrano rappresentare due dimensioni fondamentali dell’esperienza umana. Da una parte il bisogno di dare una direzione alla nostra esistenza, di comprendere chi siamo e quale posto occupiamo nel mondo. Dall’altra, la capacità di andare oltre noi stessi, aprendoci agli altri, ai valori, alla responsabilità e alla dimensione trascendente.
Quando queste due dimensioni si incontrano, la vita sembra acquisire una particolare profondità. Le difficoltà non scompaiono, le ferite non vengono cancellate, ma possono essere integrate all’interno di una storia più ampia e significativa.
Il Circumplesso Esistenziale rappresenta un tentativo di descrivere questa dinamica attraverso il linguaggio della ricerca psicologica. La teoria del tutto interiore ne esplora le risonanze simboliche, antropologiche e spirituali. Entrambi nascono dalla stessa convinzione: l’essere umano è molto più della somma dei suoi comportamenti, dei suoi sintomi o delle sue prestazioni. È un essere continuamente orientato verso la ricerca di significato e capace di trascendere sé stesso attraverso l’amore, la relazione, il servizio, la creatività e la speranza.
Forse la domanda più importante non è dove ci troviamo oggi all’interno di questa mappa esistenziale, ma verso quale direzione stiamo camminando.
Perché la ricerca di significato non è una meta raggiunta una volta per tutte. È un viaggio che accompagna l’intera esistenza.

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Riferimenti bibliografici essenziali
- Frankl, V. E. (1963). Man’s search for meaning. Beacon Press.
- Frankl, V. E. (1969). The will to meaning. New American Library.
- Grammatico, S. (2018). La scala 'Autotrascendenza'. Una validazione empirica delle proprietà psicometriche. Ricerca di senso. Analisi esistenziale e logoterapia frankliana, 2, 103-129.
- Grammatico, S. (2022). Volontà di significato e autotrascendenza come sistema motivazionale interpersonale. FrancoAngeli.
- Grammatico, S. (2025). La teoria del tutto interiore. Un viaggio simbolico tra universo, psiche e Vangelo. Pubblicazione indipendente. [Ed. inglese: The Theory of Everything Within; ed. spagnola: La teoría del todo interior]
- Grammatico, S., & Crea, G. (2026). The Existential Circumplex: Meaning in Life and Self-Transcendence as Orthogonal Dimensions of Existential Functioning. Dialogues in Philosophy, Mental and Neuro Sciences, 18(2), 39–63.
- Crea, G. (2016). The psychometric properties of the Italian translation of the Purpose in Life Scale (PILS). Mental Health, Religion & Culture, 19(8), 858–867.
- Wong, P. T. P. (2012). Toward a dual-systems model of what makes life worth living. In P. T. P. Wong (Ed.), The human quest for meaning (2nd ed.). Routledge.
 

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