Il Flow: l'eccellenza nello Sport e nel quotidiano

Autore: Antonio Morizzi

Il Flow: l'eccellenza nello Sport e nel quotidiano LO STATO DI FLOW
Il benessere soggettivo dello sportivo e la sua efficienza vanno inquadrati soprattutto in termini di soddisfazione per la propria attività, che si fa guidare da emozioni positive. Questo stile di vita, se così possiamo definirlo, è legato alle cosiddette Flow experiences, descritte da Mihaly Csikszentmihalyi. Lo stato di Flow (o Flusso) si manifesta all’interno di una esperienza che il soggetto vive nella completa gratificazione durante lo svolgersi di un’attività. L’individuo si sente estremamente concentrato sull’attività da svolgere, capace di controllarla e, ovviamente, in uno stato emotivo positivo, riuscendo ad imbrigliare il tutto al servizio del compito (Csikszentmihalyi,1990). Non è, inoltre, percepita come una fatica, bensì l’azione viene svolta per il piacere stesso che ne deriva, e svanisce qualsiasi vincolo temporale.
Un esempio che semplifica al meglio questo tipo di esperienza ottimale ce lo dà Daniel Goleman nel suo successo “Intelligenza emotiva” edito nel 2008. L’autore riporta, infatti, l’esempio di un compositore che descrive i momenti in cui riesce a dare il massimo: «Ti trovi in un tale stato di estasi che ti senti come se non esistessi (…) La mia mano sembra non avere legami con me, e io non ho nulla a che fare con ciò che sta accadendo. Me ne sto semplicemente lì a guardare, in uno stato di timore reverenziale e meraviglia» (Goleman, 2008, 118).
 È necessario sottolineare, però, che questo stato di coscienza non si presenta per forza in situazioni creative che portano alla realizzazione di qualcosa di straordinario. In poche parole, non è necessario comporre una sinfonia, dipingere un’opera destinata al Louvre o vincere Wimbledon. Il flow va inteso come uno stato straordinario nell’ordinario. Ad esempio, il flusso creativo di cui stiamo parlando è ravvisabile anche in un nonno che dopo una giornata stressante gioca con i suoi nipoti e prova piacere nel farlo, non percependo più la stanchezza, o nello studiare bene una materia che ci appassiona. Insomma, è chiaro che anche le esperienze più comuni e semplici possono fluire in maniera ottimale.
 
L’ATLETA IN “STATO DI GRAZIA”

 In campo sportivo gli atleti la definiscono «the zone- la zona- là dove l’eccellenza non richiede sforzo, e la folla e gli avversari spariscono in uno stato di beato e costante assorbimento nell’attimo presente» (Goleman, 2008, 118).
Lo stato di flow è, dunque il momento in cui l’atleta è in una zona di massima eccellenza psico-fisiologica. Durante la prestazione, l’atleta è spontaneo e può anche superare i risultati normali generalmente ottenuti, migliorando il rendimento. Nel senso comune, l’atleta nel flusso è colui che definiamo in “stato di grazia” o in “trance agonistica”.
 Riferendola allo stato di attivazione psico-fisica, il flusso rappresenta un livello di adeguata attivazione, in cui lo stato di benessere è totale, condito da un senso elevato di concentrazione e un basso grado di stress o ansia (Brugnoli, 2005). L’attenzione, inoltre, in questo tipo di esperienza, è più indirizzata allo svolgimento del compito che al risultato. È stato studiato che in atleti in stato di flusso, sono presenti due fattori:
  • il compito da svolgere deve essere difficile
  • il soggetto percepisce le proprie abilità come elevate
In sintesi il Flow è definibile come il massimo grado di unione tra mente e corpo, la combinazione perfetta tra componenti cognitive, emotive e risposte comportamentali.
Un esempio pratico di giocatore in stato di flusso è il fenomeno “hot hand” (mano calda), utilizzato per identificare, nella pallacanestro, i cestisti che, dopo vari tiri messi a segno, soprattutto da lunga distanza, accentrano su di sé le ansie degli avversari e le aspettative di riuscita da parte dei compagni.
 
COME SI RAGGIUNGE IL FLOW?
 Le flow experiences non sono situazioni in cui diventiamo magici e onnipotenti, grazie alle quali risultiamo capaci di svolgere qualsiasi mansione in modo eccellente. Il flow è da definirsi come un equilibrio dinamico e un rapporto bilanciato tra sfida e percezione delle proprie capacità. Se le situazioni oltrepassano le capacità percepite, si oscilla tra uno stato vigile e un successivo stato ansioso. Al contrario, invece, la noia potrebbe subentrare e interferire con la corretta modalità di portare a termine la sfida (Nakamura & Csikzentmihalyi, 2009). L’esperienza di flusso, vittima del fragile equilibrio di cui abbiamo parlato, si presenta solo nel momento in cui il compito è ritenuto adeguatamente difficile e si considera la propria abilità di svolgerlo abbastanza buona. Essendo, tali valutazioni, del tutto soggettive, risultano suscettibili ad una serie di variabili individuali che entrano in gioco e che rendono diversa la lettura di un compito da persona a persona.
Nonostante ci sia questa variabilità dovuta ai propri tratti di personalità, al grado di autostima, di autoefficacia o alle capacità di fronteggiare gli stress e gestire le emozioni, l’autore ungherese ha provato a stilare una “formula” universale per raggiungere il proprio flusso. Le linee guida che ci offre Csikszentmihalyi sono semplici:
  • compiti ragionevolmente fattibili  
  • obiettivi chiari
  • feedback immediati
  • coinvolgimento profondo
  • controllo delle nostre azioni
  • nessuna preoccupazione
Quotidianamente ci troviamo a tu per tu con situazioni che richiedono un certo grado di impegno e dedizione, per gestirle al meglio. Lo stato che ne scaturisce fa sì che l’esperienza si presenti come intrinsecamente gratificante, in quanto esperienza “autotelica”, fine a sé e soddisfacente, senza alcun fattore distraente che possa renderla spiacevole.
In conclusione, seppur nello sport fenomeni come il Flow risultino maggiormente evidenti, la pratica sportiva rappresenta solo un’estensione di ciò che ci accade nel quotidiano. Accorciare la distanza tra psicologia e l’attività motoria di ogni genere ci permette sentire il mondo dello sport più vicino alla nostra vita di tutti i giorni, più raggiungibile con le nostre competenze, ma senza privarlo di quel pizzico di eccezionalità con il quale lo ricopriamo e che ci spinge ad amarlo.
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BIBLIOGRAFIA
- ANTONELLI Ferruccio, & SALVINI Alessandro, (1987) Psicologia dello sport, Roma, Edilombardo.
- BRUGNOLI Maria Paola, (2005) Il mental training nello sport, Como, Red.- Studio redazionale.
- CSIKZENTMIHALYI Mihaly, (1991) Flow. The psychology of optimal experience, New York, HarperPerennial.
- CSIKZENTMIHALYI Mihaly, (1996) Creativity: flow and the psychology of discovery and invention, New York, Harper Collins.
- GOLEMAN Daniel, (2008) Intelligenza emotiva: che cos’è, perché può renderci felici, Milano, Rizzoli.
- NAKAMURA Jeanne, & CSIKZENTMIHALYI Mihaly, (2009) The concept of flow. In «Oxford handbook of positive psychology», Oxford University Press, USA. 89-105.
- SPINELLI Donatella, (2017) Psicologia dello sport e del movimento umano, Bologna, Zanichelli.
 

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