Il bisogno rinnegato: quello del benessere psicologico

Autore: Valerio Giannitelli

Il bisogno rinnegato: quello del benessere psicologico L’attuale periodo storico che stiamo vivendo, ovvero quello della “società post moderna”, è sicuramente contraddistinto da innumerevoli cambiamenti, partendo dallo sviluppo tecnologico fino all’avanzamento delle scoperte in ambito scientifico e medico.

La pandemia da Covid-19 ha dato e sta attualmente dando del filo da torcere al nostro sistema sociale ed economico e, anche in questo caso, seppur con molte difficoltà, si sta progressivamente riuscendo ad arginare il problema; la scoperta dei vaccini anti-covid, l’implementazione di nuovi spazi per la gestione dei pazienti che richiedono assistenza continua da parte di medici e infermieri, lo scostamento del bilancio in favore dei ristori per coloro che hanno un’attività di ristorazione, sono tutte risposte al bisogno sociale ed economico del Paese.

Ma, come si potrà evincere già dal titolo, in tutti questi mesi si è parlato di molteplici bisogni, sottovalutando ancora una volta uno di questi che potrebbe e dovrebbe essere maggiormente riconosciuto: il bisogno psicologico.

Quest’ultimo, infatti, ha visto una crescita esponenziale con l’aumento dei disturbi d’ansia, dei disturbi depressivi, delle tendenze suicidarie (spesso correlate allo stress percepito conseguente alle difficoltà economiche dovute alla crisi pandemica). L’Istituto Superiore di Sanità ha osservato, in una ricerca condotta su una popolazione di gemelli, come emerga “...un evidente impatto della pandemia sulla condizione di salute mentale, in termini di stress percepito e presenza di sintomi ansiosi e depressivi”, osservando, infatti, la presenza di sintomi depressivi e stress rispettivamente nell’11 e nel 14% del campione.

Rispetto ai livelli di ansia, invece, si sono posizionati oltre il range di normalità circa la metà dei soggetti esaminati. Per quanto riguarda i gemelli tra gli 11 e i 17 anni, il 16% ha invece dormito peggio durante il periodo di lockdown. Infine, riferisce sempre l’ISS: “anche se solo il 4% ha mostrato una forte preoccupazione per la propria salute fisica e mentale, il 13% ha dichiarato di essersi sentito spesso triste e l’11% di essersi sentito spesso solo. I dati preliminari mostrano dunque come ci sia una forte variabilità nella risposta alla situazione emergenziale (…)”.

Lo stesso psicoanalista Roberto Pozzetti osservò come, in piena prima ondata di Coronavirus, ci fosse un aumento significativo degli attacchi di panico tra adolescenti e, soprattutto nella seconda ondata, maggiori casi di depressione e sofferenza psicologica.

Nonostante la presenza di questi dati allarmanti, ancora oggi il bisogno psicologico sembra non rientrare come dovrebbe nei pensieri quotidiani della società odierna.

Dinanzi a tutto questo, cosa possiamo fare? Quale può e deve essere il ruolo dello psicologo in questa fase?

La Legge Lorenzin approvata nel 2017 conferisce alla professione di Psicologo lo status di “professione sanitaria” a tutti gli effetti, uno status che però non trova attualmente il suo collocamento accanto agli altri professionisti sanitari, quali medici ed infermieri, quotidianamente impegnati nella gestione dell’emergenza pandemica.

Il bisogno di psicologia sembra, pertanto, essere ancora rinnegato dalla nostra società.

Una società profondamente narcisista, madre indifferente delle costanti richieste di sostegno provenienti dai propri figli, fiduciosa di superare questo momento per tornare ad illudersi di un falso ed irreale riconoscimento della invulnerabilità, umana ed esistenziale, di ciascun essere umano.
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SITOGRAFIA
https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-salute-mentale
https://www.corrieredicomo.it/depressione-da-covid-i-piu-colpiti-adolescenti-e-singles/
 

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