Coronavirus: la figura dello psicologo

Autore: Valerio Giannitelli

Coronavirus: la figura dello psicologo La situazione:
Quando si è venuti a conoscenza della situazione creatasi a Wuhan circa la lotta al Covid-19, o Coronavirus, probabilmente poche persone si sono realmente interrogate sull'effettiva possibilità che questo virus raggiungesse anche l'Europa e l'Italia. Non ci si è mai realmente chiesti quali potessero essere le conseguenze di una eventuale epidemia nel nostro Paese, ma, improvvisamente, nel Nord Italia iniziano ad esserci i primi casi di Coronavirus e, con loro purtroppo, anche i primi decessi. Da lì a poco tempo, di pari passo con il progredirsi della diffusione del virus, il Governo inizierà a proclamare le prime misure restrittive, come il DPCM del 9 marzo 2020, per poi giungere a proclamarne di successive, dove sarà vietato, se non per motivi indefferibili di salute, lavoro e/o necessità, di uscire di casa.

Le conseguenze:
Come inevitabilmente immaginato, sono state subito denunciate molte persone che, con ogni giustificazione possibile, erano usciti dalla loro abitazione per spostarsi, incontrare parenti, amici o partner; in sintesi, volevano continuare a condurre la vita secondo le loro abitudini. Le varie Autorità hanno esplicitato, ripetutamente ed attraverso vari canali, la necessità di non uscire, o di farlo esclusivamente per reperire beni di prima necessità o per lavorare se non possibilitati a farlo a distanza (smart-working). Analoghi messaggi sono stati proposti anche attraverso la promozione continua di campagne pubblicitarie (ad esempio: #iorestoacasa). Nonostante ciò, le denunce sono continuate ad aumentare.

Le possibili cause:
Ci si domanda, quindi, come sia possibile, nonostante il progredirsi della pandemia e le sempre maggiori restrizioni e controlli, che le persone continuino ad uscire di casa, rischiando di propagare la diffusione del virus e di essere denunciate.
A tal riguardo, bisogna chiedersi quali possono essere gli effetti dell'isolamento domiciliare a lungo termine sulla salute mentale dell'individuo; una risposta plausibile può essere data citando il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5; APA, 2013) che, oltre a classificarne di altri, cita i Disturbi d'Ansia, i Disturbi Ossessivo Compulsivi (DOC) e i Disturbi Depressivi.
Questi disturbi appena elencati possono essere causati da una condizione di quarantena, di isolamento sociale che l'individuo si vede obbligato a rispettare. 
I fattori di rischio riguardo lo sviluppo di questi disturbi possono riguardare tutta la collettività e in misura maggiore quelle persone che, in passato, hanno già presentato sentimenti d'ansia, ossessività e compulsività e/o depressione. Infatti, essere obbligati a rimanere in casa può provocare un forte senso di angoscia che può generare nelle persone ansia e frustrazione per la situazione attuale, depressione per l'impossibilità di uscire e di avere contatti sociali e atteggiamenti ossessivo-compulsivi per difendersi dalla possibile contaminazione del virus.

L'importanza dello psicologo:
A questo punto diventa, pertanto, necessario sottolineare e riconoscere l'importanza di tutte le figure sanitarie che si stanno occupando di contenere la pandemia da Coronavirus: medici, infermieri.. e psicologi.
Ma come fa uno psicologo, nonostante sia riconosciuto dal 2018 una "professione sanitaria", a contenere oggettivamente la pandemia da Covid-19? La risposta è data dal concetto di "prevenzione".
Come i medici e gli infermieri, infatti, anche la presenza di psicologi può risultare significativa nel fronteggiare il Coronavirus, attraverso l'attuazione di interventi di prevenzione a distanza finalizzati al sostegno e all'accoglienza del disagio psicologico che la collettività si trova attualmente a dover affrontare. Agendo a livello di prevenzione primaria, secondaria e terziaria (si veda Becciu & Colasanti, 2019), lo psicologo può sostenere la persona in difficoltà nell'adozione di comportamenti più sani e resilienti per affrontare efficacemente la quarantena.
L'adozione di queste modalità porterebbe a due grandi vantaggi: da una parte, un incremento del benessere psicologico della collettività ed una conseguente diminuzione di atteggiamenti volti ad uscire di casa; dall'altra, e conseguente al primo, una minore possibilità di trasmettere ulteriormente il Coronavirus.
Solamente attraverso una collaborazione reciproca, in cui ogni parte recita il suo ruolo e rispetta quello altrui, sarà possibile giungere ad un miglioramento della situazione attuale.

BIBLIOGRAFIA:

American Psychiatric Association (APA) (2013), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2014.
Becciu, M., & Colasanti, A. R. (2019). Prevenzione e salute mentale. Manuale di psicologia preventiva. Milano: Franco Angeli.
 

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