Fobie: attraversare la paura per vincerla

Autore: Pietro Ielpo

Fobie: attraversare la paura per vincerla Le fobie raramente scompaiono da sole. Lazarus ricorda un principio fondamentale del comportamentismo: “Non si può eliminare una risposta in assenza di uno stimolo” (Lazarus, 1977, p. 74).
Questo significa che più evitiamo quanto ci fa paura, più la paura permane. Non era uno psicoterapeuta, tuttavia J. R. R. Tolkien non affermava niente di diverso quando scriveva: “You can only come to the morning through the shadows”. In sostanza, è solo quando affrontiamo le nostre paure che queste gradualmente si indeboliscono.
 
Che cos’è una fobia?
La fobia rientra tra i cosiddetti disturbi d’ansia (APA, 2013). In particolare, si parla di fobia specifica quando siamo spaventati rispetto a oggetti o situazioni circoscritte. La paura si attiva man mano che ci avviciniamo all’oggetto o alla situazione fobica, fino ad arrivare al massimo dell’intensità in sua presenza.
Una fobia è caratterizzata da un certo numero di sintomi (André, 2004):
- una paura molto forte che può anche tradursi in attacco di panico;
- questa paura è spesso incontrollabile;
- essa implica il tentativo di aggirare, tutte le volte in cui è possibile, oggetti o situazioni fobogeni;
- se è necessario affrontarla, e talvolta è impossibile fare diversamente, la sofferenza è estrema;
- le fobie non mettono in pericolo di vita, ma possono distruggere la qualità della vita.
 
Una lista completa ed esaustiva delle fobie sarebbe difficile e comunque risulterebbe decisamente lunga. Si va dalle fobie più comuni quali: fobia dei ragni, fobia dei topi, fobia sociale, fobia del sangue, fobia del volo in aereo fino ad arrivare a quelle più insolite e curiose come la fobia delle barbe (pogonofobia) o quella delle ombre (sciofobia).
 
Esporsi a ciò che temiamo
È un dato ormai ampiamente dimostrato dalla ricerca psicologica che esporsi a ciò che temiamo è il modo più efficace e rapido di estinguere una risposta di paura (Mosticoni, 2011). Ma perché è così efficace? Quando ci esponiamo a ciò che temiamo, entrano in gioco due meccanismi centrali dell’apprendimento: l’abituazione e la saturazione. L’abituazione (o assuefazione allo stimolo) afferma che quanto più è prolungata nel tempo l’esposizione ad uno stimolo, tanto più l’organismo vi si abitua. Ad esempio, una lunga esposizione ad un odore sgradevole farà si che alla fine ci “abitueremo” all’odore stesso non risultando più tanto pungente come all’inizio. Il principio della saturazione, invece, ci indica che qualsiasi risposta umana (quindi anche quella di paura) è destinata a non avere una durata illimitata. Dopo un intervallo di tempo in cui si è presentata, la risposta inizia a decadere spontaneamente. Ad esempio, dopo un intenso stato di attivazione ansiosa subentra naturalmente la stanchezza.
 
Fuggire non serve!
L’esposizione è il meccanismo opposto a quello che alimenta le nostre paure: l’evitamento. Evitare ciò che fa paura ha indubbiamente un grosso vantaggio nell’immediato: la riduzione dei livelli d’ansia. Ed è per questo che risulta un’abitudine dura a morire. È sul lungo periodo, però, che andrebbero analizzati gli effetti dell’evitamento: mantenimento della reazione di paura, peggioramento della qualità della vita e percezione di impotenza di fronte all’oggetto o alla situazione temuta. Insomma, fuggire da ciò che fa paura, non sembra proprio essere la strategia vincente. Allora che fare?
Esposizione graduale e prolungata
Esistono almeno due modalità efficaci per affrontare le fobie: l’esposizione graduale e l’esposizione prolungata. Nell’esposizione graduale si individua una gerarchia di situazioni ansiogene dalla meno spaventosa a quella che suscita la risposta emotiva più intensa. Il contatto con l’oggetto o la situazione temuta viene interrotto al primo insorgere di segni di disagio. Dopo un breve intervallo di tempo viene ripreso il contatto e si procede finché lo stimolo “non fa più paura” per poi passare allo step successivo della gerarchia. Nell’esposizione prolungata, una volta creata la solita gerarchia, ci si espone ad ogni step per tutto il tempo necessario affinché la reazione di paura si estingua naturalmente (vd. Saturazione).
 
Nuove frontiere dell’esposizione: la realtà virtuale
Le nuove tecnologie forniscono uno strumento in più per aiutare le persone a superare le proprie fobie. In particolare la Realtà Virtuale (VR) permette di costruire scenari digitali in cui ricreare le situazioni temute a cui esporre soggetti fobici (Vincelli et all., 2006). In uno studio, Costa et al. (2008), conclusero che l’esposizione combinata con la realtà virtuale risulta molto efficace per il trattamento della fobia del volo in aereo. Sono a disposizione dello psicoterapeuta diverse risorse per usufruire delle potenzialità della VR come Psious o Phobos.
 
BIBLIOGRAFIA
American Psychiatric Association (APA) (2013), “DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2014.
André C. (2004), “Chi ha paura della paura? Come riconoscere e affrontare timori, angosce, fobie” Milano, Corbaccio (trad. it. 2005).
Costa, R.T., Sardinha, A. & Nardi, A.E. (2008). Virtual reality exposure in the treatment of fear of flying. Aviation, Space, and Environmental Medicine, 79(9), 899-903.
Lazarus A. (1977), “L’occhio della mente. La forza dell’immaginazione per arricchire la personalità”, Roma, Astrolabio (trad.it. 1996).
Mosticoni R. (2011), “Argomenti di analisi funzionale. Tecniche di terapia cognitivo-comportamentale”, Roma, Giovanni Fioriti.
Vincelli, F., Riva, G., Molinari E. (2007), “La realtà virtuale in psicologia clinica. Nuovi percorsi di intervento nel disturbo di panico con agorafobia”, Milano, McGraw-Hill.


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