Bilinguismo, DSA e DSL: una cautela necessaria

Autore: Valerio Giannitelli

Bilinguismo, DSA e DSL: una cautela necessaria Bilinguismo: che cos'è
Con il concetto di "bilinguismo" si intende fare riferimento alla capacità di un soggetto di saper parlare due lingue contemporaneamente: la lingua del contesto originario di appartenenza, o lingua madre (anche denominata "L1") e la lingua del paese ospitante ("L2").  Si possono osservare condizioni di bilinguismo, ad esempio, quando un bambino emigra con la famiglia in un paese con un idioma diverso dal proprio, nei casi di adozione, oppure nei casi in cui uno dei due genitori appartenga al contesto della L2. 

Esistono varie tipologie possibili di bilinguismo:
- Bilinguismo simultaneo: il bambino viene esposto sin da subito ad entrambe le lingue. Si osserva il fenomeno del code-switching, ovvero la tendenza del bambino, durante la comunicazione in L2, a prendere in prestito i termini della lingua madre per adattarsi alle richieste comunicative dell'ambiente.
- Bilinguismo sequenziale precoce: il bambino conosce entro i primi 4 anni di età la seconda lingua, ma solamente dopo aver interiorizzato perfettamente la lingua madre. Questa esposizione garantisce al bambino di padroneggiare in maniera completa la L2 alla pari degli altri coetanei del paese ospitante.
- Bilinguismo sequenziale tardivo: il bambino viene esposto alla L2 successivamente ai 4 anni di età, solamente dopo aver interiorizzato la L1.

MacSwan (2000), menziona invece le tipologie di bilinguismo del Modello di Cummins ("Threshold Hypothesis", 1976), che lo suddivide in:
- Semilinguismo: il bambino sviluppa una scarsa competenza in entrambe le lingue, mostrando un risultato cognitivo negativo rispetto alle sue potenzialità.
- Bilinguismo parziale: il bambino sviluppa la stessa competenza dei monolingui in una sola lingua, mostrando un risultato cognitivo neutro rispetto alle sue potenzialità.
- Bilinguismo competente: il bambino sviluppa la stessa competenza dei monolingui in entrambe le lingue, mostrando un risultato cognitivo positivo e rispecchiante le sue potenzialità.

A tal riguardo, è molto importante che il contesto circostante (i genitori, gli insegnanti) rinforzi sempre lo sviluppo della lingua madre, senza ostacolarlo a dispetto della lingua del contesto ospistante (in tal caso, si parlerebbe di "attrizione linguistica").

Sviluppo del linguaggio nel bambino bilingue:
Un bambino bilingue che non ha ancora sviluppato la capacità linguistica in L2 (bilinguismo sequenziale), inevitabilmente impiegherà più tempo, rispetto ai coetanei, per padroneggiare correttamente la seconda lingua a livello scolastico-accademico. Le tappe di sviluppo della L2 in un bambino bilingue implicano:
1) Un iniziale periodo in cui il bambino comunica con i pari utilizzando esclusivamente la sua lingua madre;
2) Un "periodo silente", dove il bambino comunicherà a livello non verbale le proprie intenzioni, osservando intensamente le relazioni sociali dei suoi coetanei per acquisire nuove competenze;
3) Un momento in cui il bambino adotterà il cosiddetto "linguaggio per formule", esprimendo le proprie intenzioni ed i propri bisogni utilizzando termini offensivi, parolacce, al fine di rinforzare il proprio intento comunicativo;
4) Un momento finale dove il bambino adotterà il "linguaggio telegrafico", composto prevalentemente da sostantivi uniti a verbi.

Rispetto a un bambino monolingue, quindi, un bilingue impiegherà più tempo ad acquisire le conoscenze fonologiche (2 anni), la morfosintassi (dai 3 ai 5 anni) e le necessarie competenze linguistiche accademiche (dai 5 ai 7 anni) della seconda lingua.

Una cautela necessaria:
Questo ritardo del bambino nell'acquisizione del linguaggio in L2 non deve essere confuso con la presenza di un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) o di un Disturbo Specifico del Linguaggio (DSL). E' raccomandata al professionista non poca cautela nell'interpretare i ritardi e le difficoltà da parte del bambino nella comprensione orale o scritta di un testo, nella lettura, nella scrittura o nel calcolo. Apparentemente, ciò potrebbe essere inevitabilmente dovuto ad un ritardo nell'acquisizione di un ampio vocabolario linguistico, nonché al gap lessicale esistente rispetto ai coetanei che parlano la L2.

Come agire efficacemente:
Per tutelare al meglio un bambino bilingue senza rischiare di incorrere nella diagnosi di un falso positivo, potrebbe essere necessario:
- Attendere lo sviluppo della morfosintassi ed eventualmente somministrare specifici test standardizzati qualora si osservassero ancora delle difficoltà significative in uno o più domini;
- Riconoscere al bambino bilingue la normativa "BES", affinché sia sostenuto nel suo percorso scolastico attraverso un Piano Didattico Personalizzato (PDP) con le relative misure dispensative e compensative temporanee, da rinnovare annualmente se necessario.


BIBLIOGRAFIA:
Cummins, J. (1976). The influence of bilingualism on cognitive growth: a synthesis of research findings and explanatory hypotheses. Work. Pap. Biling, 9, 1–43.
MacSwan, J, (2000). The Threshold Hypothesis, Semilingualism, and Other Contributions to a Deficit View of Linguistic Minorities. Hispanic Journal of Behavioral Sciences, 22(1), 3-45.

 

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