Distacchi e Separazioni: strade di un dolore necessario

21/02/2019 dalle 19:00 alle 21:00

Distacchi e Separazioni: strade di un dolore necessario Noi siamo in gran parte il risultato di ciò che abbiamo perduto. (Aldo Carotenuto)
 
Quando pensiamo al distacco intendiamo in genere la perdita di una persona che amiamo, ma questo tema è in realtà più ampio e complesso e scandisce l’intero corso della vita di ognuno.
Perché noi non perdiamo solo attraverso l’abbandono, ma anche rinunciando ai sogni romantici, alle aspirazioni impossibili che investono tutti i rapporti umani, o vedendo tramontare, con l’andare degli anni, il nostro io giovanile, con le sue pretese di invulnerabilità.
 Il distacco dal corpo della madre al momento della nascita segna il primo legame che si spezza, ma anche l’infanzia con le sue ricchezze e l’adolescenza con le sue illusioni rappresentano altrettante tappe da percorrere e superare nel cammino che porta alla piena maturità dell’essere umano. (Judith Viorst)
 
Molte persone sono consapevoli della propria storia personale e sentono le proprie emozioni; conoscono le proprie mancanze e ciò che desiderano e soffrono per quanto mai avuto. Ma, a volte, la vita sembra che non debba mai prendere una piega diversa e, in attesa di un “destino migliore”, i giorni si susseguono come un copione che si ripete all’infinito.
 
Anche quando si saprebbe cosa fare, come agire, c’è sempre qualcosa o qualcuno che dall’esterno ci rende difficile, se non impossibile, una scelta verso strade diverse.
 
Donne, che investite totalmente del loro ruolo di mogli e madri, non si riconoscono più nella loro essenza femminile o uomini che sentono un’appartenenza e un’accoglienza solo se il loro comportamento è aderente alle aspettative socio-genitoriali.
 
Quando ci si trova invischiati in questi stili di vita, ci sono degli atti di forza da compiere che implicano dei passaggi attraverso il dolore; occorre trovare o crearsi, “ex novo”, degli spazi propri dove potersi riconoscere.
 
E non sono le separazioni dalle persone la soluzione. Può essere un sogno, un'illusione, un'immagine, un luogo... l'importante è non confondere le cose.
Perché troppo spesso ci si separa dalle persone per non accettare di perdere qualcosa di noi; a volte il contrario: ci distacchiamo da noi per non perdere le persone.
 
Ciò da cui ci si deve separare e rompere sono alcune dinamiche interpersonali che ripetono copioni antichi della propria vita.
 
L’ostacolo maggiore di questo passaggio è il timore di distruggere tutto: un rapporto, un matrimonio, un’amicizia; spezzare un legame affettivo.
 
E non si considera che ciò che si ha paura di rovinare è già più che rovinato e logorato dal motivo stesso per cui ci si sente inadeguati, non accettati e non riconosciuti.
Il più delle volte questi rapporti difficili sono, in realtà, inesistenti da un punto di vista di contatto e comunicazione profondi. Ciò che si crede di salvaguardare, con i nostri atteggiamenti passivi, è solo una parvenza di rapporto.
 
In tutto ciò la propria responsabilità più grave è l’enorme quantitativo di odio e violenza che viene agita nel momento in cui, mentendo con noi stessi, neghiamo la nostra storia, con una falsa accettazione di situazioni che, invece, arrecano rabbia e sofferenza inespresse.
 
La forza di una persona non sta nell’essere adulti, ma nell’essere onesti.
C’è una grande forza nel riconoscere  e ammettere onestamente
ciò che si prova  e ciò che si vuole, qualunque cosa sia.
(Anthony De Mello)
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