Mobbing Psicopatologia del lavoro

Autore: Antonio Lo Iacono (a cura)

Mobbing Psicopatologia del lavoro Il termine Mobbing è stato proposto agli inizi degli anni settanta del XX secolo dall’etologo Konrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento aggressivo tra individui della stessa specie, con l’obiettivo di escludere un membro del gruppo. Quindi nel 1972 il medico svedese Peter-Paul Heinemann utilizzò il termine, come sinonimo di bullismo, in una ricerca sull’aggressione di singoli bambini da parte di gruppi di coetanei. Negli anni ’80 lo psicologo tedesco Heinz Leymann, dopo aver lavorato e fatto degli studi anche in Svezia finalmente definì il Mobbing nell’accezione attuale: “una comunicazione ostile, non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo individuo”.

In Italia la tematica è stata introdotta dallo psicologo tedesco Harald Ege, che nel 1996 fondò PRIMA Associazione Italiana contro Mobbing e Stress psico-sociale, pubblicando anche vari libri sull’argomento. Quindi l’anno dopo l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) pubblica la prima ricerca Italiana su questo fenomeno. Nel 1999 viene organizzato il primo seminario nazionale presso la clinica del lavoro “Luigi Devoro” dell’Università di Milano dove nasce il primo centro antiMobbing pubblico diretto da Renato Gilioli; in seguito nella ASL Roma E nasce il Centro AntiMobbing diretto da Luciano Pastore. Poi nascono numerosi centri in tutta Italia, privati di associazioni, pubblici presso le ASL o centri universitari e nascono anche centri di ascolto dei sindacati.

La mia prima esperienza di psicologo del lavoro si può dire che nasce nel 1971 quando riesco a vincere un concorso presso l’Ente Nazionale Prevenzione Infortuni (ENPI) e attivarmi nella sede operativa di Perugia, dove entro in contatto con le tecnopatie e le problematiche dell’orientamento al lavoro dei giovani, usando oltre che i colloqui anche vari strumenti psicodiagnostici.  Poi ho avuto dei colleghi speciali come Marcello Marchi, Mario Proto, Pasquale Scarlini, che mi hanno insegnato, senza insegnarmelo volutamente, il rispetto, la semplicità comunicazionale, la sensibilizzazione sulle disuguaglianze sociali, la professionalità ma soprattutto l’attenzione per il disagio dei lavoratori. In seguito questa sensibilità mi ha aiutato a rifiutare un incarico di consulenza molto ben pagato per un’attività di selezione del personale, centrato su modelli soltanto padronali, cioè funzionali più all’azienda che ai diritti e al benessere del lavoratore. Più di una volta nel mio lavoro istituzionale ho subito Mobbing, straining, emarginazione, ma, grazie alla mia resilienza e ai miei molteplici interessi, tutto ciò non ha inciso VIII troppo sul mio umore e nella mia esistenza.

Mi sono occupato quindi di Burn-out fondando il CROSS Coordinamento Regionale Operatori Socio Sanitari con riunioni con colleghi e Convegni da cui nasce un libro “L’operatore bruciato” che ho dato alle stampe nel 1991. Poi, dopo varie esperienze di psicologia clinica (consulenza all’Ospedale S. Eugenio, docenze presso la Scuola Medica Ospedaliera, etc.) ho l’incarico, all’inizio degli anni 2000, di dirigere il Centro AntiMobbing regionale. Mi sono affidati vari collaboratori (psicologi, sociologi, assistenti sociali) e riprendo la mia esplorazione nello stress occupazionale.
  Naturalmente ho ripreso vari contatti con operatori nel settore delle ASL, nelle Università e con la varie istituzioni che si occupano del fenomeno,fondando quindi il CORAM Coordinamento Ricerche AntiMobbing. Ho partecipato e organizzato vari Convegni sul tema, molti relatori sono diventati miei amici, sono stato invitato in Romania insieme a Fernando Cecchini, in occasione dell’apertura di un Centro AntiMobbing a Timisoara dove abbiamo dibattuto con i colleghi rumeni e abbiamo raccontato le nostre esperienze sullo stress per problematiche lavorative; nel frattempo due cari amici sono scomparsi (Luciano Pastore e Edoardo Monaco) ma qui restano le testimonianze della loro competenza e di quella dei colleghi che in vari tempi hanno contribuito con le loro relazioni a questo libro, tra un incontro e l’altro. Dopo che da tempo avevo lasciato il Centro AntiMobbing regionale, anche se negli anni ho sempre cercato, quasi sempre da volontario, di occuparmi di persone che telefonavano per Mobbing, facendo anche qualche ricerca-intervento in qualche azienda, qualche anno fa, l’ISFOL (ora INAPP) mi propone un contratto come Consigliere di Fiducia ed eccomi di nuovo in pieno disagio lavorativo, un disagio che colpisce uomini e donne; l’Italia in effetti sta diventando uno dei paesi occidentali più a rischio di Mobbing, secondo l’ISTAT, 1.400.000 donne subisce molestie e ricatti sul posto di lavoro, anche se demansionamenti, straining stalking e Mobbing sono in aumento per entrambi i generi. Talvolta mi è capitato che qualcuno che lamentava di essere mobbizzato, in realtà era lui il mobber, spesso ho osservato che contro le donne sono le donne stesse le più accanite, sia nel ruolo di mobber verticale che orizzontale, quindi ho incontrato sentimenti di rassegnazione, disperazione, confusione soprattutto nelle stituzioni pubbliche e nelle piccole e medie aziende con gestione di tipo familiare, padronale e clientelare, dove, pur di non perdere il posto di lavoro, non ci si ribella, si tace e c’è un comportamento per lo più omertoso. Questa serie di scritti raccolte negli ultimi quindici anni, potrebbe essere un modo per documentare il fenomeno del disagio lavorativo e il Mobbing e trovare nuove strategie per affrontare questo “virus” che aggredisce continuamente le organizzazioni e le persone nell’anima e nel corpo, peggiorando notevolmente la qualità della vita. 


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